residuo d'immagine
mercoledì, agosto 12, 2009
«E' Qui. E' Ora. Le bellezze prossime venture saranno e devono essere nuove. Io l'ho invitata ad assistere ad un rinascimento cristallino; freddo e piatto come un chip; fibre di splendore che luccicano in matrici estetiche al distendersi di un'alba di sodio. Quello che ci tocca e così facendo ci indirizza è ciò che ha un'applicazione. Sento incombere l'arrivo di un'ondata di grande pulizia, un'imminente precisione che già schiuma a tutti gli angoli del significato. Sento l'odore del cambiamento, di un sollievo pagato a caro prezzo, come l'odore di muffa che preannuncia la pioggia estiva. Una nuova era e una nuova concezione della bellezza come vasta gamma, non come luogo preciso. Basta con i concetti unioggettivi , le contemplazioni, il caldo respiro di trifoglio, i petti ansimanti, la storia come simbolo, i colossi; basta con l'uomo - pugno alla fronte o palmo al décolleté - inteso come palpitante, surriscaldata Natura, essa stessa a sua volta immaginata come colorata, dotata di forma, carica di odore, attributrice di significato grazie alle sue qualità. Basta con le qualità. Basta con le metafore».
DFW, "Da una parte e dall'altra".
domenica, agosto 09, 2009
tante belle cose anche a te
e insomma ieri pomeriggio sono in auto che parto in pole position al verde del semaforo messo per un senso unico alternato e nel salire la strettoia mi trovo un ciclista che se ne scende lemme lemme a rosso decisamemente passato e io che non mi scompongo rallento mi faccio il più di lato possibile per farlo passare con abbondante agio tanto agio che quello stacca la mano dal manubrio e se la agita davanti alla faccia con le dita aperte a gabbio come a dire va' in galera criminale e sono quelle piccole cose che sul momento ti fanno sentire il solito incompreso bidonato dalla vita
lunedì, gennaio 26, 2009
verso i primi di dicembre è venuto anche a me il pallino di revolutionary road. cioè mi si è concretizzata tutta insieme la necessità dell'acquisto. niente di nuovo, la solita prassi di mesi (o anche anni) con cui mi faccio montar dentro l'attrazione per un libro per stazioni successive d'interesse che vanno dal semplice appunto mentale e procedono con tutta una serie avvicinamenti progressivi. in questo caso c'era anche il fatto che non volevo farmi sorpassare dall'uscita del film. allora ho cominciato a cercare nelle librerie l'edizione che tante volte avevo visto sugli scaffali, ma senza risultati. il libro era improvvisamente introvabile. a chiedere, mi si rispondeva che era in ristampa una nuova edizione, cartonata, lussuosa e riveduta. poi la nuova edizione è uscita, me la rigiravo tra le mani, ma non mi andava granchè di comprarla, così grossa, rigida e scomoda da portarsi appresso, nonché evidente frutto della solita bieca operazione commerciale da editoria opportunista. così ho ulteriormente tergiversato per un altro paio di settimane, finchè non mi sono arreso al fatto che non avrei avuto effettivamente altra scelta. e qui è successo l'imponderabile. giorni fa, in casa, ora di pranzo, per tutt'altri motivi mi trovo a scorrere le spalline di alcuni vecchi libri provenienti dalla casa dei nonni e che sono raccolti in uno scaffale in corridoio. ne vedo uno con su scritto yates - i non conformisti. in qualche anfratto della memoria lo ricordavo confusamente, solo che l'ho sempre associato a un altro fantomatico yates che non conoscevo e non m'interessava a priori. quando ho letto, in copertina, che era proprio richard yates, ho pensato che era proprio una combinazione avere in casa un "altro" libro dello yates giusto. poi l'ho aperto e dentro ho letto che il titolo originale era "revolutionary road". tascabile garzanti uscito nel 1966. precisa sensazione di gioia ottusa, difficilmente ripetibile.
mercoledì, novembre 26, 2008
men at work
condensato dei sei giorni finali di allestimento italo-cinese.
ovvero
trova residuo in mezzo ai cinesi
giovedì, agosto 07, 2008
ebbrezza
è agosto, fa caldo. la gente parte, la gente scappa. ho fatto un gioco. premessa. se volessi scappare adesso che è agosto, ci sarebbe una sola meta che ora come ora mi attirerebbe in modo irresistibile. martigny, svizzera. dove c'è una grande mostra su balthus. il gioco, dicevo. il gioco si chiama: organìzzati una visita alla mostra di balthus a martigny, svizzera. è un gioco che si fa al computer. detto fatto. ho giocato e ho perso. costo? tutto considerato, tre giorni, cinquecento euro almeno. posso fare a meno della mostra di balthus. io che col mio tenore di vita, cinquecento euro mi durano sei mesi. del resto il catalogo costa venticinque euro. ma tanto penso che mi limiterò a sfogliarlo in libreria. che me ne faccio del catalogo. fa caldo. ieri mi è venuto il pallino degli avvolgibili delle persiane. per montarli, bisogna caricare al massimo la molla circolare e poi, all'acme della tensione, fissare l'estremità della cinghia. bisogna fare molta attenzione a non perdere la presa sulla molla. quando ero piccolo, un signore che era venuto a cambiarne uno, mi disse che un suo amico ci aveva perso una falange. ne ho sostituiti tre, di cui due erano effettivamente molto sfilacciati. il terzo è stato solo a scopo di ebbrezza.
venerdì, agosto 01, 2008
come se non ci fossi
ultimo giorno prima della chiusura estiva. qui intorno sono tutti in gran fermento, l'inquietudine si taglia col coltello. prorompono in canti rapidi e improvvisi mentre vanno su e giù per i corridoi a grandi passi. ogni tanto si affacciano nelle stanze con espressioni da conto alla rovescia. parlano di bottiglie da mettere all'ingiù nei vasi per non perdere le piante e di giorni accumulati per le ferie come se fossero i punti della carta feltrinelli. è una giornata molto atipica anche per me, perchè non c'è praticamente niente da fare. devo solo chiamare una zoologa romana intorno alle tre e mezza. e poi aspettare almeno le cinque per smontare. magari approfitto per uscire da questo ufficio ed andarmene un po' a zonzo per la struttura. devo ammettere che il luogo dove lavoro è molto bello. è una vecchia fabbrica novecentesca reimpiegata per ospitare spazi espositivi e uffici. ha un vasto piazzale interno molto assolato che solitamente si attraversa ad andatura sostenuta per recarsi qua e là nei vari uffici, oppure al bar. ma oggi il bar è chiuso. ieri a quest'ora i baristi erano affaccendati dietro al bancone. pulivano superfici piane e serravano i manicotti delle loro strumentazioni cromate indossando guanti di lattice bianco. hanno comunque sospeso per qualche minuto le loro attività di chiusura per offrirmi l'ultimo caffè del mese.
nei giorni scorsi ho fatto di tutto per non lasciare una serie di questioni in sospeso fino al venticinque agosto, quando tornerò al mio posto. ma a parte i cinesi, tutti gli altri con cui abbiamo contatti in corso erano già fisicamente o mentalmente assenti. ad esempio, una conservatrice di un museo di trento a cui ho telefonato per definire le modalità di un prestito, mi ha detto: "possiamo riparlarne a settembre? sono ancora qui oggi e domani, ma in realtà è come se non ci fossi".
giovedì, luglio 10, 2008
una cosa notevole, di novecento
"In quel giorno importante, quel giorno diverso da ogni altro, quel giorno, se me lo concedi, padre di tutti i giorni, in quel vecchio giorno dei vecchi tempi in cui eravamo, come si dice, giovani, entrammo se mi perdoni la stravaganza mano nella mano in un cinema dove si stava proiettando un film. ricordi? ci sedemmo in galleria e da sotto, dove c'era gente che fumava, il fumo saliva e noi, se mi perdoni la digressione, ne restammo impregnati. Puzzava, e a me o a noi parve allora una cosa notevole, di novecento. che era dopo tutto il nostro secolo, nostro e di nessun altro". Donald Barthelme, 1964.
lunedì, giugno 30, 2008
tic toc tic toc
negli anni '80, ai polsi delle persone cominciarono a fioccare orologi seiko che allo scoccare di ogni ora facevano bip bip. chissà se negli anni '80 le persone erano più puntuali. a me metteva ansia. oggi come oggi invece non sarebbe male un orologio che fa tic toc ogni fine del mese.
l'aria condizionata mi fa venire mal di testa. poi quando esco all'aperto ho la sensazione di venire aggredito dall'aria circostante nel momento esatto in cui mi accingo a fenderla con un qualsiasi movimento.
a questo punto posso ragionevolmente dire che vista da qui la cina non è mai stata così lontana.
sms appena inviato: spiacente mio diniego arrecarti cotal disdoro.
domenica, maggio 04, 2008
rumore bianco
rieccomi qua, stasera, ad alzare il volume, dentro la testa, a sovrastare quel nucleo di pensieri mai del tutto smaltibili, che lasciano sempre uno scaracchio d'insoluto a gravitare nella testa, a fare il giro della via lattea. milioni di anni mentali passati a riempire scatoloni e a mettere in cantina, poco per volta, passati a cambiare i mobili, cambiare un centimetro di mobili al giorno, a vedere sbiadire, impercettibilmente, le macchie negli spazi vuoti. un tot di milioni di anni, poi ti ripassa sopra la testa, questa cosa, che sfrega la coda contro l'atmosfera e accende una luce diversa, una luce di prima. e non ti ci ritrovi più, a casa tua, ti guardi intorno, intorno hai cose che appaiono improvvisamente nuove, sotto questa luce vecchia, che pensi di aver infilato la porta sbagliata. e allora c'è solo da alzare il volume, senza musica, aprire le fontane, riempire secchi di rumore bianco intonaco, stenderlo a fresco, ricoprire tutte le pareti.
mercoledì, aprile 30, 2008
tre righe pulite
la tattica è buttare sul tavolo un paio di argomenti pescati casualmente e vedere di cavarne fuori qualcosa. cosa che funzionava pure, di tanto in tanto, ma non molto adesso. niente di nuovo, adesso, i soliti problemi di verbalizzazione. la libertà di non essere niente, ad esempio, diceva uno nel libro che sto leggendo. dispersione. nè passione nè morale, diceva. nelle orecchie, shadow of a doubt dei sonic youth è la cosa più appropriata del mese. si srotola ovunque posi lo sguardo. svuota gli spazi, me li rende percorribili. l'ideale sarebbe farne un loop mentale che abbracci anche tutto il mese di maggio. sento che troverò il modo. e poi: cosa facciamo oggi? prova a verbalizzare questo faldone di fumosità, vedi di cavarne un programma per punti. tre righe pulite per punto. calendaria il tutto in attività ben strutturate. inietta liquido di contrasto alla piantina per trovare i luoghi adatti. valuta gli ingorghi potenziali. la domenica nel mezzo dedicata alle coppie col passeggino. giovani coppie in tre righe pulite. che a un dato momento guardino tutti nella stessa direzione. ecco quello che intendo. tante o di meraviglia. riesci a vederli?
venerdì, marzo 28, 2008
adesso parliamo di qualcosa
parliamo della quantità d'acqua che i miei vestiti hanno la capacità di assorbire e far evaporare nel corso della giornata. perchè da un paio di settimane c'è un monsone in giro per la campania e ogni mattina che esco di casa me lo trovo sulla testa. una parte interessante è la salita a quaranta gradi che mi separa dal cucuzzolo con la fermata dell'autobus senza pensilina. è interessante il modo in cui riesco a sincronizzare il computer nella borsa sbatacchiante sulla gamba sinistra col tacco-punta della falcata. parliamo delle epifanie in treno. ragazze sconosciute fanno delle smorfie in cui riconosco le bambine mocciolose delle elementari che cantilenavano le parole. chissà, se facessi anch'io delle smorfie forse riconoscerebbero anche me. nei momenti in cui smette di piovere mi viene voglia di correre. quando vedo un autobus che sopraggiunge in lontananza ne approfitto per farmi una bella sgambata fino alla fermata più vicina. spesso e volentieri salto il pranzo. che poi consisterebbe in un quadrato di pizza al bar della struttura o delle vaschette di alluminio di cui non ho mai guardato il contenuto. di solito mi porto un plum cake che mangio a metà mattinata e sto bene fino a quando esco. inoltre non bevo acqua. è che quando sono lì mi sento privo di corpo, pura essenza, sublimazione. parliamo di incarichi inverosimili a cui mi sento rispondere puntualmente che non c'è alcun problema. non lo faccio per ben figurare, è proprio più forte di me. a volte mi sembra di dover construire castelli in aria, ma con la massima definizione possibile. ogni giorno mi improvviso qualcosa di diverso, ieri uno mi ha chiesto se per caso non fossi un paleontologo. adesso parliamo un po' dei cinesi. è in corso un corpo a corpo via mail con una signora cinese che sta dentro a un museo in cina. non è il massimo in questo periodo. mi si chiede di essere fermo ma non perentorio, di interpretare quella sua reticenza orientale come un invito a richiedere una maggiore collaborazione, di non incappare in sottotesti equivoci, di incalzarla senza farle sentire il fiato sul collo, di cominciare a parlare esplicitamente di insurance and hiring costs e di overall measures for specimens that may be not! available! for! us! la mia postazione attuale è un enorme tavolone ottagonale con al centro un buco nero in cui convergono tutti i nostri fili. quando al mattino ci infilo il braccio per attaccare il computer, sento provenire un soffio sinistro.
martedì, dicembre 04, 2007
cose sparse, alcune delle quali collegate in qualche modo
ieri in treno ho sentito dietro le mie spalle qualcuno apprezzare il simbolo del nuovo partito democratico, anche perchè "è dal '94 che non vedevo un tricolore su un simbolo di partito del centrosinistra, vivaddio".
ieri dal finestrino del pullman ho notato una piscina lunga almeno sei o sette metri poggiata contro il muro di una casa.
ieri su un altro treno ho portato brillantemente a termine una conversazione di circa cinque minuti nel mezzo dei quali per almeno tre non ho afferrato neanche una parola dell'interlocutore.
questo mi fa ricordare che la migliore conversazione degli ultimi mesi l'ho avuta con una sconosciuta incontrata nei cessi per uomini del museo di ca' pesaro.
ca' pesaro è in assoluto il più bel museo che abbia mai visitato (per architettura, collezioni, ordinamento, ma soprattutto gusto personale).
a capodimonte è in corso la mostra più inutile e dispersiva che si potesse concepire, ma almeno ci sono un paio di bei quadri.
ancora non ho capito la differenza tra un tumblr, un twitter e un blog scarno coi commenti chiusi. non che mi sia molto arrovellato, ma credo che consista principalmente in fattori psicologici.
a proposito di tumblr volevo far sapere a robba che mi conforta e mi fa sentire un po' meno maniaco il fatto che annoti tutte le sue spese. certe volte lo faccio anch'io, soprattutto quando sono in viaggio. al ritorno faccio la differenza col budget che mi ero prefissato e provo un oscuro compiacimento nello scoprire di aver speso molto meno.
ho ricomprato l'età della ragione di sartre, per via di una mancata restituzione, l'ho riletto e l'ho ritrovato un libro eccezionale.
l'altra sera luttazzi mi ha fatto molto ridere, ma ho dovuto far finta con me stesso di essere dell'umore giusto per apprezzarlo.