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lunedì, giugno 30, 2008

tic toc tic toc

negli anni '80, ai polsi delle persone cominciarono a fioccare orologi seiko che allo scoccare di ogni ora facevano bip bip. chissà se negli anni '80 le persone erano più puntuali. a me metteva ansia. oggi come oggi invece non sarebbe male un orologio che fa tic toc ogni fine del mese.

l'aria condizionata mi fa venire mal di testa. poi quando esco all'aperto ho la sensazione di venire aggredito dall'aria circostante nel momento esatto in cui mi accingo a fenderla con un qualsiasi movimento.

a questo punto posso ragionevolmente dire che vista da qui la cina non è mai stata così lontana.

sms appena inviato: spiacente mio diniego arrecarti cotal disdoro.

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domenica, maggio 04, 2008

rumore bianco

rieccomi qua, stasera, ad alzare il volume, dentro la testa, a sovrastare quel nucleo di pensieri mai del tutto smaltibili, che lasciano sempre uno scaracchio d'insoluto a gravitare nella testa, a fare il giro della via lattea. milioni di anni mentali passati a riempire scatoloni e a mettere in cantina, poco per volta, passati a cambiare i mobili, cambiare un centimetro di mobili al giorno, a vedere sbiadire, impercettibilmente, le macchie negli spazi vuoti. un tot di milioni di anni, poi ti ripassa sopra la testa, questa cosa, che sfrega la coda contro l'atmosfera e accende una luce diversa, una luce di prima. e non ti ci ritrovi più, a casa tua, ti guardi intorno, intorno hai cose che appaiono improvvisamente nuove, sotto questa luce vecchia, che pensi di aver infilato la porta sbagliata. e allora c'è solo da alzare il volume, senza musica, aprire le fontane, riempire secchi di rumore bianco intonaco, stenderlo a fresco, ricoprire tutte le pareti.

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mercoledì, aprile 30, 2008

tre righe pulite

la tattica è buttare sul tavolo un paio di argomenti pescati casualmente e vedere di cavarne fuori qualcosa. cosa che funzionava pure, di tanto in tanto, ma non molto adesso. niente di nuovo, adesso, i soliti problemi di verbalizzazione. la libertà di non essere niente, ad esempio, diceva uno nel libro che sto leggendo. dispersione. nè passione nè morale, diceva. nelle orecchie, shadow of a doubt dei sonic youth è la cosa più appropriata del mese. si srotola ovunque posi lo sguardo. svuota gli spazi, me li rende percorribili. l'ideale sarebbe farne un loop mentale che abbracci anche tutto il mese di maggio. sento che troverò il modo. e poi: cosa facciamo oggi? prova a verbalizzare questo faldone di fumosità, vedi di cavarne un programma per punti. tre righe pulite per punto. calendaria il tutto in attività ben strutturate. inietta liquido di contrasto alla piantina per trovare i luoghi adatti. valuta gli ingorghi potenziali. la domenica nel mezzo dedicata alle coppie col passeggino. giovani coppie in tre righe pulite. che a un dato momento guardino tutti nella stessa direzione. ecco quello che intendo. tante o di meraviglia. riesci a vederli?

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venerdì, marzo 28, 2008

adesso parliamo di qualcosa

parliamo della quantità d'acqua che i miei vestiti hanno la capacità di assorbire e far evaporare nel corso della giornata. perchè da un paio di settimane c'è un monsone in giro per la campania e ogni mattina che esco di casa me lo trovo sulla testa. una parte interessante è la salita a quaranta gradi che mi separa dal cucuzzolo con la fermata dell'autobus senza pensilina. è interessante il modo in cui riesco a sincronizzare il computer nella borsa sbatacchiante sulla gamba sinistra col tacco-punta della falcata. parliamo delle epifanie in treno. ragazze sconosciute fanno delle smorfie in cui riconosco le bambine mocciolose delle elementari che cantilenavano le parole. chissà, se facessi anch'io delle smorfie forse riconoscerebbero anche me. nei momenti in cui smette di piovere mi viene voglia di correre. quando vedo un autobus che sopraggiunge in lontananza ne approfitto per farmi una bella sgambata fino alla fermata più vicina. spesso e volentieri salto il pranzo. che poi consisterebbe in un quadrato di pizza al bar della struttura o delle vaschette di alluminio di cui non ho mai guardato il contenuto. di solito mi porto un plum cake che mangio a metà mattinata e sto bene fino a quando esco. inoltre non bevo acqua. è che quando sono lì mi sento privo di corpo, pura essenza, sublimazione. parliamo di incarichi inverosimili a cui mi sento rispondere puntualmente che non c'è alcun problema. non lo faccio per ben figurare, è proprio più forte di me. a volte mi sembra di dover construire castelli in aria, ma con la massima definizione possibile. ogni giorno mi improvviso qualcosa di diverso, ieri uno mi ha chiesto se per caso non fossi un paleontologo. adesso parliamo un po' dei cinesi. è in corso un corpo a corpo via mail con una signora cinese che sta dentro a un museo in cina. non è il massimo in questo periodo. mi si chiede di essere fermo ma non perentorio, di interpretare quella sua reticenza orientale come un invito a richiedere una maggiore collaborazione, di non incappare in sottotesti equivoci, di incalzarla senza farle sentire il fiato sul collo, di cominciare a parlare esplicitamente di insurance and hiring costs e di overall measures for specimens that may be not! available! for! us! la mia postazione attuale è un enorme tavolone ottagonale con al centro un buco nero in cui convergono tutti i nostri fili. quando al mattino ci infilo il braccio per attaccare il computer, sento provenire un soffio sinistro.

residuodimmagine | 22:38 | commenti (8)

venerdì, gennaio 11, 2008

tre personaggi in cerca d'autore

allora, mi è tornata l'insonnia. colpa di dafi (vedi: yehoshua, l'amante), del suo vagare di notte per casa e poi per le strade col carro attrezzi assieme al padre e a na'im. io invece vado a spulciare i verbali dei consigli comunali del mio paese, scaricabili dal sito del comune. ne risultano perle di valore assoluto come questo stralcio di dialogo tra il consigliere P e l'assessore T con chiusa finale del sindaco:


Consigliere P: in sottofondo “... nei confronti dei dirigenti dell'A***** che sono due e quindi non è possibile che lei rappresenti l’ambiente. Lei è una persona onestissima, capacissima…”.
Assessore T: “non ho capito“.
Consigliere P: in sottofondo “... Lei è una persona onestissima, capacissima…”.
Assessore T: “e allora che cosa vuole dire, dica, dica (voce alta) dica quello che vuole dire”.
Consigliere P: (in sottofondo) “lo dico, lo dico“.
Assessore T: “che cosa”.
Consigliere P (in sottofondo):”non è opportuno che Lei rappresenti l’ambiente a B****”.
Assessore T: “ah, si, va bene. Ma lei, caro avvocato, dimentica di essere avvocato e qui nessuno è colpevole finchè non c’è un giudicato , è chiaro e quindi…”.
Consigliere P: (in sottofondo) “... non è certamente una persona in …”.
Assessore T: ”se ce ne dobbiamo andare a casa ce ne dobbiamo andare tutti, caro avvocato…. Ma che  vergogna….cose da pazzi”.
Consigliere P: (in sottofondo) ”Lei è indagato”.
Assessore T: “Sono indagato, allora, sono indagato, avvocato, avvocato, se io vengo assolto in questo  processo, che faccio la querelo, avvocato, la querelo”.
Consigliere P: (in sottofondo)” è opportuno che Lei si dimetta, è opportuno che Lei si dimetta, io ho letto delle carte che fanno paura“.
Assessore T: “ah si, dica, dica, quali, quali……..Lei offende la mia onorabilità, dica esattamente quello che sa, io non ho timore di nulla”.
Consigliere P (in sottofondo) “So che Lei è indagato…”.
Sindaco: “Avvocato P, avvocato P, Lei non può parlare così, non ha il diritto di parlare così”.
Si sentono interventi vari e voci di sottofondo non comprensibili.
Sindaco : “Lei travolge istituti fondamentali di diritto e civiltà“
Sindaco : (in sottofondo) “questo lo stabilisco io”.
Sindaco: “Certamente l’avv. T La querelerà”.

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martedì, dicembre 04, 2007

cose sparse, alcune delle quali collegate in qualche modo

ieri in treno ho sentito dietro le mie spalle qualcuno apprezzare il simbolo del nuovo partito democratico, anche perchè "è dal '94 che non vedevo un tricolore su un simbolo di partito del centrosinistra, vivaddio".
ieri dal finestrino del pullman ho notato una piscina lunga almeno sei o sette metri poggiata contro il muro di una casa.
ieri su un altro treno ho portato brillantemente a termine una conversazione di circa cinque minuti nel mezzo dei quali per almeno tre non ho afferrato neanche una parola dell'interlocutore.
questo mi fa ricordare che la migliore conversazione degli ultimi mesi l'ho avuta con una sconosciuta incontrata nei cessi per uomini del museo di ca' pesaro.
ca' pesaro è in assoluto il più bel museo che abbia mai visitato (per architettura, collezioni, ordinamento, ma soprattutto gusto personale).
a capodimonte è in corso la mostra più inutile e dispersiva che si potesse concepire, ma almeno ci sono un paio di bei quadri.
ancora non ho capito la differenza tra un tumblr, un twitter e un blog scarno coi commenti chiusi. non che mi sia molto arrovellato, ma credo che consista principalmente in fattori psicologici.
a proposito di tumblr volevo far sapere a robba che mi conforta e mi fa sentire un po' meno maniaco il fatto che annoti tutte le sue spese. certe volte lo faccio anch'io, soprattutto quando sono in viaggio. al ritorno faccio la differenza col budget che mi ero prefissato e provo un oscuro compiacimento nello scoprire di aver speso molto meno.
ho ricomprato l'età della ragione di sartre, per via di una mancata restituzione, l'ho riletto e l'ho ritrovato un libro eccezionale.
l'altra sera luttazzi mi ha fatto molto ridere, ma ho dovuto far finta con me stesso di essere dell'umore giusto per apprezzarlo.

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venerdì, ottobre 26, 2007

sempre l'ultimo a sapere le cose

non so davvero come ho fatto a condurre la mia stupida vita finora nella totale ignoranza di questo capolavoro della musica.

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giovedì, settembre 27, 2007

una macchia grigia nel vento ascensionale

appena rincasato mi lavo le mani e la faccia con l'acqua calda. recupero le sigarette dalla cartella e metto un maglione per uscire sul balcone a fumare. m'ingobbisco sulla ringhiera e guardo in lontananza, controvento. sono un po' stanco. mentre fumo mi viene in mente una cosa. un paio di settimane fa sono entrato da fnac per scegliere un libro di barthelme oppure uno di rick moody. Alla fine ha vinto barthelme. innanzi tutto perchè era barthelme, ma anche perchè quello di moody costava venti euro ed era troppo pesante da portarsi dietro tutto il giorno. per andare a pagare, sono passato davanti a questo spazio fnac dove si fanno gli incontri fnac. era tardo pomeriggio e una donna, una scrittrice, promuoveva la sua scuola di scrittura e già che c'era ci intercalava qualche titolo dei suoi libri. inoltre, per invogliare i clienti, sfoggiava accanto a lei una ragazza divenuta scrittrice grazie alla scuola di scrittura. è molto semplice, se ci pensate, è un po' come quando tu fai la scuola per infermieri e poi diventi infermiere. mi sono fermato ad ascoltare, nel corridoio dietro alla piccola platea seduta. si scrive solitamente quando si è tristi, spiegava la scrittrice al microfono. la gente che ama scrivere quando è triste ha l'impulso di scrivere. lo diceva sorridendo, come la mamma che conosce il segreto del figlio e glielo svela con indulgenza. ho visto i figlioli, cioè i presenti, annuire alla loro saggia mamma, qualcuno abbassava lo sguardo con un sorriso imbarazzato. poi la scrittrice ha continuato a spiegare la scrittura, com'è che funziona, e il tono del discorso è rimasto lo stesso. c'era anche un bambino con una scarpa slacciata che scorrazzava in mezzo alle persone e per una attimo ho pensato che la scrittrice gli volesse spiegare dal microfono come si allacciano le scarpe. ecco, ricordarmi di questo episodio, adesso, mi ha veramente intristito. tutta la cosa in sè, dico, tutta la paraculata della scrittrice e dei piccoli scrivani tristi. insomma, prima ero stanco e basta, adesso invece sono anche triste. sono qui all'imbrunire, nel primo vento autunnale, a fumare sul balcone e sono triste. e ho un blog, un blog che langue, peraltro. che occasione. tiro una boccata dalla mia sigaretta. il fumo che espello è una macchia grigia che si allontana compatta nel vento ascensionale. per un attimo vira in grigio un pezzo di albero, poi un pezzo di cielo, poi non c'è più.

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domenica, settembre 16, 2007

italiano, buffa lingua

ho l'impressione che questo blog langua.

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venerdì, agosto 10, 2007

fiaschi

è incredibile quanto sia difficile trovare qualcosa di bello. negli ultimi tempi sto incappando in una serie sterminata di brutti libri. i film che cerco con una certa aspettativa poi si rivelano deludentissimi. coi dischi nemmeno ci provo, restano sempre gli stessi. lo svago, in genere, sta diventando un problema. niente mi appassiona più. niente mi entusiasma. cosa è successo? mi accanisco a cercare cose interessanti ma faccio continuamente fiasco. non riesco più a rivolgermi a quegli scrittori o registi su cui qualche tempo fa sarei andato a colpo sicuro. non sopporterei una delusione anche da loro. allora da loro mi tengo alla larga, volutamente. la gente, un po' impietosita, mi dà consigli e pacche sulle spalle, ma non capisce, non capisce la mia costernazione. io abbozzo, fingo di prendere nota, li faccio contenti. andare in libreria sta diventando un affare di stato. entro col mio piccolo drappello mentale di scrittori vagamente affidabili, mi rivolgo prima all'uno, poi all'altro cercando di restare lucido. ma nei miei criteri di scelta l'imponderabile finisce sempre con l'avere il sopravvento. soppeso, mi barcameno tra scaffali e un'infinità di segnali contrastanti, poi mi confondo e prendo sempre quello sbagliato. alla fine ho l'impressione che siano proprio tutti sbagliati, film, libri, registi, attori, scrittori. o forse sono tutti giusti loro, tra di loro, e sbagliate sono solo le mie scelte.

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giovedì, luglio 19, 2007

1999/2000

oggi, nel primo pomeriggio, mi sono improvvisamente ricordato una serie di episodi che riguardano la mia vita sociale tra il '99 e il 2000. è successo che non avevo niente da fare e dopo pranzo mi sono buttato un po' sul letto. sbaglio sempre quando mi butto sul letto dopo pranzo, soprattutto d'estate, perchè mi prende un sonno superficiale e disordinato che dura una mezz'ora e poi mi sveglio malissimo. mi sveglio e insomma sento sempre questo strano sapore farinoso come se qualcuno, mentre dormivo, mi avesse infilato in bocca delle pallottole di pasta per le pizze cruda per poi togliermele un attimo prima che mi svegliassi. ed ho mal di testa e un senso di smarrimento temporale, come se fossero passate ore ed invece c'è ancora tanto pomeriggio afoso da scontare. in realtà non è che non avessi niente da fare (non è mai vero quando uno dice che non ha niente da fare). dovrei mettere insieme degli appunti presi in biblioteca la settimana scorsa su foglietti di taccuino, dare loro un senso compiuto e un minimo di riferimenti bibliografici, allegare riproduzioni in bianco e nero fotografate su riviste del 1915 e inviare il tutto per posta elettronica, scusandomi del ritardo. ecco, non solo non è vero che non avevo niente da fare, in più sono anche in ritardo. la verità è che attualmente non ne ho alcuna voglia e il fatto che sia qui a scrivere un post la dice lunga.
ad ogni modo mi sono svegliato ricordandomi degli ultimi mesi del 1999, di quei grossi tabelloni luminosi col conto alla rovescia sul 2000 che cominciarono a spuntare in diversi punti della città. ne ricordo in particolare uno a via marina, uno all'uscita della tangenziale del vomero e uno davanti allo stadio san paolo. grandi numeri rossi che scorrevano all'inverso, giorni, ore, minuti, secondi e io che mi fermavo un attimo a guardarli. non era al duemila che pensavo in quei momenti, non ero granchè suggestionato dal passaggio di millennio. quei numeri mi provocavano indirettamente una certa smania di mettermi al passo con non so bene cosa, di regolarizzare la mia posizione nei confronti di non so bene cosa. dove indirizzare tutta questa indistinta sensazione d’incompletezza? cos'era che sentivo il bisogno di regolarizzare?
(continua)

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martedì, giugno 05, 2007

quando compro un libro, ho sempre questa abitudine: lo prendo dallo scaffale in libreria, lo apro a caso verso la metà e ne leggo due o tre righe. poi lo richiudo e vado alla cassa. il più delle volte sono frasi che non hanno alcun senso per me, in quel momento. quando comincerò a leggere canonicamente dalla prima pagina, non le userò per cercare di stabilire riferimenti a posteriori, ormai me ne sarò completamente scordato. però ogni volta che, nella lettura, arrivo a quelle frasi sbirciate in libreria, me le ricordo, sempre, anche se passa del tempo. ricordo il momento esatto in cui le avevo lette, quello che mi passava per la testa e quello che mi succedeva intorno. ricordo tutta una serie di particolari, minime informazioni non necessarie che, di solito, hanno ben poco a che fare col libro o con l'autore. e ne provo nostalgia. il fatto di leggere prevalentemente in treno forse ha un certo peso in questo. credo che ricordare qualcosa quando sei in treno, fermare un ricordo con tanta precisione quando tutto scorre di lato, induca immancabilmente alla nostalgia. quando comprai underworld, ad esempio, lo aprii a caso verso la metà - il che vuol dire ben oltre la pagina quattrocento - ci sbirciai dentro e subito me ne scordai. quando poi, dopo un paio di settimane, arrivai a quel punto, tra fuorigrotta e bagnoli, come al solito ricordai tutto di me che leggevo quelle parole. ricordai del foruncolo che mi era spuntato sul naso, della ragazza bassina che mi passava di fianco, della telefonata che pensavo di fare e che poi non ho più fatto.

residuodimmagine | 18:12 | commenti (34)